Incostituzionalità dell’art. 656, c. 5 c.p.p. e ricadute in materia cautelare: liberi (quasi) tutti dopo la sentenza n. 41/2018 della Corte Costituzionale?

Articolo scritto da Matteo Cherubini il 23 marzo 2018

in Giurisprudenza Penale Web, 2018, 3 – ISSN 2499-846X

di Matteo Cherubini e Andrea Mingione

Corte Costituzionale, Sentenza 2 marzo 2018 (ud. 6 febbraio 2018), n. 41
Presidente e Redattore Lattanzi

La sentenza n. 41/2018 della Corte Costituzionale (a cui questa Rivista aveva già dedicato un primo commento, ivi), nel dichiarare l’incostituzionalità dell’art. 656, comma 5 c.p.p., ha ripristinato il pieno parallelismo tra il limite di pena per accedere all’affidamento in prova ed il limite di pena irrogata, sotto il quale il Pubblico Ministero deve sospendere l’esecuzione dell’ordine di carcerazione.

L’affermazione di questo principio, se comparata con la ratio ispiratrice della L. 2014 n. 117, che ha modificato l’art. 275, comma 2-bis c.p.p., induce a rilevare la sussistenza di un triplice parallelismo vigente tra l’applicazione della cusotdia cautelare in carcere, la sospensione dell’ordine di esecuzione e l’accesso alle misure alternative alla detenzione.

Verrà pertanto trattata la tenuta costituzionale dell’art. 275, comma 2-bis c.p.p. che, salvo un’interpretazione costituzionalmente orientata tale da precludere la misura carceraria ogni qualvolta il giudice ritenga che la pena finale possa attestarsi sotto il limite di quattro anni di reclusione, sembra richiedere un nuovo intervento della Corte Costituzionale.

Come citare il contributo in una bibliografia:
M. Cherubini – A. Mingione, Incostituzionalità dell’art. 656, c. 5 c.p.p. e ricadute in materia cautelare: liberi (quasi) tutti dopo la sentenza n. 41/2018 della Corte Costituzionale?, in Giurispudenza Penale Web, 2018, 3

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