La prosecution del mercy killing e del suicidio assistito nel sistema inglese: una questione di public interest?

Articolo scritto da Marcello Stellin il 22 Gennaio 2019

in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 1-bis – ISSN 2499-846X

Nell’ordinamento d’oltremanica il tema del fine vita risulta oggetto d’una disciplina assai frastagliata. A fronte d’un diritto del paziente di rinunciare alle terapie, anche salvavita, si pone un astratto «blanket ban» nei riguardi dell’eutanasia attiva e dell’aiuto al suicidio: una preclusione siffatta è imperniata sulle fattispecie di murder, manslaughter e complicity in another’s suicide.

Nel solco di questi baluardi s’incunea il principio d’opportunità dell’azione penale, che richiede la sussistenza d’un public interest ai fini della repressione di qualsivoglia fattispecie concreta: a ciò consegue il rischio d’una scarsa prevedibilità circa le determinazioni dell’accusa; tale difetto è stato solo in parte emendato dalla pubblicazione di apposite linee guida, volte ad implementare i criteri stabiliti, in via generale, dal Code for Crown Prosecutors.

Il presente lavoro mira a sondare le predette tematiche attraverso le lenti del processualpenalista.

Come citare il contributo in una bibliografia:
M. Stellin, La prosecution del mercy killing e del suicidio assistito nel sistema inglese: una questione di public interest?, in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 1-bis

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