Architettura penitenziaria. Diritti Umani e qualità della salute. L’affettività in carcere: modelli da ripensare.

Articolo scritto da Alessandro Domenico de Rossi il 13 Febbraio 2019

in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 2-bis – ISSN 2499-846X

L’architettura, la costruzione di edifici o la pianificazione del territorio sono parte delle diverse attività attraverso cui l’uomo trasforma, mantiene o degrada l’ambiente all’interno nel quale vive. Queste alterazioni, insieme a molte altre legate per esempio all’agricoltura o alla escavazione per trarre materiali dalla terra, vengono svolte nell’azione di antropizzazione dell’habitat e sono le più varie.

Sebbene tali interventi siano attuati allo scopo di adattare l’ambiente (naturale) alle proprie esigenze e migliorare la qualità della vita, non è detto che queste azioni abbiano sempre un impatto positivo sull’ambiente e quindi sull’uomo.

Anzi, al contrario, quando non sono ben ponderate, spesso hanno un effetto negativo, danneggiando in maniera irreversibile il naturale equilibrio dell’ecosistema del quale parte integrante è l’uomo.

In tal senso la materia qui da osservare si presenta in termini relativamente complessi in quanto vede più elementi molto diversi tra loro interagire secondo flussi e dinamiche di segno opposto: da un lato, l’influenza che il sistema-cervello-mente determina sull’ambiente (soggettivistico); dall’altro, l’ambiente come elemento modificante il sistema-mente-cervello (oggettivistico).

Come citare il contributo in una bibliografia:
A. D. de Rossi, Architettura penitenziaria. Diritti Umani e qualità della salute. L’affettività in carcere: modelli da ripensare, in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 2-bis

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