Divieto di reformatio in peius tra storture sistematiche e prospettive di riforma

Articolo scritto da Andrea Mingione il 26 Maggio 2019

in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 5 – ISSN 2499-846X

Il principio del divieto di reformatio in peius, oggi scolpito nell’art. 597, c. 3, c.p.p., è da sempre fonte di diversità di vedute in dottrina così come in giurisprudenza. Il tema risulta dominato dal confronto tra chi ne ritiene doveroso il riconoscimento ai fini del pieno diritto di difesa e chi, al contrario, non ravvisandone alcun fondamento logico-giuridico, ne invoca l’immediata abolizione.

Il presente contributo si sforza di delineare l’attuale operatività dell’istituto alla luce dei numerosi interventi delle Sezioni Unite susseguitisi con l’introduzione del nuovo codice di rito approfondendone, in particolare, l’irragionevole limitazione laddove il giudice di appello si trovi nella condizione di dover modificare la sequenza di reati avvinti dal cumulo giuridico.

Si analizzeranno, infine, le ripercussioni processuali che il superamento del divieto potrebbe comportare.

Come citare il contributo in una bibliografia:
A. Mingione, Divieto di reformatio in peius tra storture sistematiche e prospettive di riforma, in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 5

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