La disciplina delle intercettazioni alla luce delle più recenti prospettive di riforma (Tesi laurea)

Prof. Relatore: Antonino Agnello

Prof. Correlatore: Ornella Spataro

Ateneo: Università degli studi di Palermo

Anno accademico: 2011/2012

Il lavoro si articola in quattro capitoli e si pone l’obiettivo di analizzare compiutamente l’attuale disciplina delle intercettazioni adombrando, al tempo stesso, quelle che potrebbero essere le prospettive “de iure condendo”.

Dall’analisi storica del nuovo codice di rito – così come modificato nel 1989 dalla Commissione Pisapia – sono emersi precetti normativi che meriterebbero particolare attenzione: si prevede che il ricorso alle intercettazioni venga subordinato al verificarsi di apposite fattispecie delittuose individuate dal legislatore secondo due criteri, uno quantitativo, l’altro qualitativo; la possibilità di ricorrere alle intercettazioni – rispetto alla previgente disciplina – viene condizionata dall’esistenza congiunta di due presupposti “gravi indizi di reato e assoluta indispensabilità delle intercettazioni per la prosecuzione delle indagini”; deroghe a tali presupposti solo al verificarsi di apposite fattispecie delittuose (criminalità organizzata e minaccia col mezzo del telefono); ruolo garante del Giudice per le indagini preliminari chiamato a controllare l’azione investigativa del Pubblico ministero a difesa dei diritti dell’indagato.

Sebbene il codice di rito contenga precetti coerenti ed in linea con i dettami costituzionali – così come sopra evidenziato – tuttavia, è bene precisare come tale testo normativo risenta della presenza di norme caratterizzate da una certa ambiguità; la prova di questo va ricercata sia nella previsione normativa relativa alla durata delle intercettazioni, sia nel regime di pubblicità delineato dal codice di rito: ed è stata nostra intenzione avallare in quest’ultimo caso soluzioni idonee a superare tali criticità.