Sul concorso esterno in associazione mafiosa da parte del “politico bruciato”

Cassazione Penale, Sez. II, 31 marzo 2014 (ud. 17 gennaio 2014), n. 14773
Presidente Cammino, Relatore Diotallevi

Depositata il 31 marzo 2014 la sentenza numero 14773 della seconda sezione penale in merito alla presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari nell’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa da parte di un personaggio politico ormai decaduto da cariche pubbliche e di partito.

I giudici di legittimità, in particolare, hanno affermato che, quando sia contestata la fattispecie di concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti di soggetto politico decaduto dalle cariche pubbliche e di partito, costituenti il presupposto fattuale della condotta contestata, non è possibile superare la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari affermando – in base a quella che è una semplice massima di esperienza – che il “politico bruciatoperde ogni potere di condizionamento e di intervento e dunque la possibilità di arrecare un ulteriore contributo esterno all’associazione.

Al contrario – affermano i giudici della Corte di Cassazione – è necessario verificare il consolidamento e la continuità dei rapporti del soggetto con gli ambienti criminali e la conseguente eventuale persistenza degli interessi scambievoli che possono in concreto mantenere inalterato, nonostante la perdita delle cariche, il legame con il sodalizio criminoso.

Il concetto di “politico bruciato” – che, in quanto tale, non potrebbe più tornare utile alla associazione mafiosa – evoca, infatti, una espulsione permanente, che non tollera ambiguità, proprio per evitare la contraddizione di attribuire al politico stesso una capacità di intervento rimasta, di fatto, inalterata.

Redazione Giurisprudenza Penale

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