Trattativa Stato-mafia: l’ordinanza della Corte di Assise di Palermo

STATO-MAFIA: NAPOLITANO;DOMANI DECISIONE SU PRESENZA IMPUTATI

Segnaliamo alla attenzione dei lettori l’ordinanza della seconda sezione della Corte di Assise di Palermo relativa alla richiesta degli imputati del processo sulla Trattativa Stato-mafia (Totò Riina, Leoluca Bagarella e Nicola Mancino) di essere presenti alla deposizione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Nonostante il parere favorevole della Procura, i giudici della Corte di Assise hanno respinto la richiesta degli imputati non ritenendola lesiva del loro diritto di difesa che – si legge nell’ordinanza – verrà comunque adeguatamente assicurato dalla assistenza tecnica e dalla presenza dei difensori nonché dalla facoltà degli imputati medesimi, nel prosieguo del dibattimento, di far valere nelle forme e nei tempi prescritti ogni difesa ritenuta utile anche in relazione all’atto istruttorio che viene assunto al di fuor dell’aula d’udienza così come avviene negli altri casi previsti dalla legge.

È la Costituzione – scrivono i giudici – a riconoscere una immunità che di per sé impedisce la presenza degli imputati: l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale sono “interessi supremi” e possono esservi, dunque,  possibili motivi derogatori del principio di carattere generale della pubblicità del giudizio.

L’immunità della sede – hanno precisato i giudici – esclude per di più l’accesso delle forze dell’ordine con la conseguenza che non sarebbe possibile né ordinare l’accompagnamento con la scorta degli imputati detenuti, né più in generale assicurare l’ordine dell’udienza come avviene nelle aule di giustizia preposte.

In conclusione, si sarebbe in presenza di particolari ragioni giustificative – quali l’esigenza di tutela di bene a rilevanza costituzionale nonché le prerogative “di un organo costituzionale qual è la Presidenza della Repubblica” – che impedirebbero la presenza degli imputati: un’interpretazione dell’art.205 c.p.p., questa, che secondo i giudici non contrasterebbe né con norme di rilievo costituzionale né con l’art. 6 CEDU (disposizione invocata dalla difesa di Riina, dalla parte civile e richiamata dallo stesso pubblico ministero a sostegno della tesi favorevole alla presenza degli imputati).

Redazione Giurisprudenza Penale

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