Sentenze pilotate in cambio di tangenti: il GIP di Milano dispone l’applicazione di misure cautelari nei confronti di tre giudici tributari e di un imprenditore

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Si rende noto che l’Ufficio GIP di Milano ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di un avvocato e giudice tributario (già oggetto di una precedente misura cautelare per fatti analoghi) e di un imprenditore e le misura degli arresti domiciliari nei confronti di altri due giudici tributari: tutti, allo stato, indagati in ordine ai delitti di cui all’art. 319-ter c.p. (in relazione all’art. 319 c.p.) e all’art. 321 c.p.

Come riportato anche dalle principali testate giornalistiche che si stanno occupando della vicenda, i fatti oggetto di indagine sarebbero i seguenti: l’indagato I. (omissis), imprenditore di una Società in forte crisi di liquidità e con conseguente rischio di tagli al personale, avrebbe ricevuto alcuni atti di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria per alcune anomalie tributarie, di cui una parte dava anche origine a contestazioni di tipo penale.

A quel punto, dopo aver presentato ricorso avanti le Autorità competenti avverso tali atti impositivi, l’imprenditore avrebbe preso contatti con V. (omissis), avvocato e giudice tributario presso la Commissione Tributaria regionale della Lombardia, e gli consegnava alcune somme di denaro affinché questi provvedesse – non solo personalmente ma anche mediante colleghi relatori compiacenti – ad emettere due sentenze in senso favorevole all’imprenditore.

Parte di tali cifre – come sembrerebbe risultare anche da alcuni documenti rivenuti nelle cassette bancarie di sicurezza in uso a V. –  sarebbe stata poi girata dallo stesso giudice tributario ad altri due giudici tributari (d’intesa con l’imprenditore, infatti, si legge in ordinanza di un incontro in un ristorante milanese tra due giudici tributari e lo stesso imprenditore), l’uno appartenente alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, l’altro alla Commissione Tributaria Provinciale di Milano, affinché agissero in modo da determinare l’emissione di sentenze favorevoli all’imprenditore, ora indagato per corruzione in atti giudiziari.

Stando alle risultanze probatorie emerse sinora in sede di indagini, sarebbe dunque apparso con chiarezza il rapporto sinallagmatico tra le dazioni di denaro e l’ottenimento di provvedimenti favorevoli da giudici tributari.

Per quanto la notizia sia di indubbio interesse mediatico, si ritiene tuttavia opportuno non pubblicare il provvedimento di applicazione delle suddette misure, in considerazione della natura cautelare e non definitiva dello stesso, al fine di non ledere il diritto alla riservatezza personale ed il diritto alla difesa degli indagati.