Estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni: la parola alle Sezioni Unite

Cassazione Penale, Sez. II, Ordinanza, 16 dicembre 2019 (ud. 25 settembre 2019), n. 50696
Presidente Rago, Relatore Recchione

In merito ai rapporti tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni, segnaliamo l’ordinanza con cui sono state rimesse alle Sezioni Unite le seguenti questioni di diritto:

  • se i delitti di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e quello di estorsione siano differenziabili sotto il profilo dell’elemento materiale ovvero dell’elemento psicologico;
  • in caso si ritenga che l’elemento che li differenzia debba essere rinvenuto in quello psicologico, se sia sufficiente accertare, ai fini della sussumibilità nell’uno o nell’altro reato, che la condotta sia caratterizzata da una particolare violenza o minaccia, ovvero se occorra accertare quale sia lo scopo perseguito dall’agente;
  • se il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, debba essere qualificato come reato comune o di “mano propria” e, quindi, se e in che termini sia ammissibile il concorso del terzo non titolare della pretesa giuridicamente tutelabile.

Il contrasto giurisprudenziale su tali circostanze – si precisa nell’ordinanza – «risulta circoscritto ai soli casi in cui l’aggressione alla persona sia funzionale alla soddisfazione di un diritto tutelabile innanzi all’autorità giudiziaria, essendo pacificamente inquadrate come estorsioni le condotte funzionali a soddisfare pretese sfornite di tutela».

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Redazione Giurisprudenza Penale

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