Palliativi e cure effettive: interventi proposti e proposte di intervento in tema di responsabilità penale degli esercenti le professioni sanitarie.

in Giurisprudenza Penale Web, 2020, 4 – ISSN 2499-846X

Intervistata dalla stampa, alla domanda «Il tampone è stato immediato?», l’anestesista dell’ospedale di Codogno che, per prima, ha intuito la diagnosi di Mattia, il paziente uno, ha così riposto: «Ho dovuto chiedere l’autorizzazione all’azienda sanitaria. I protocolli italiani non lo giustificavano. Mi è stato detto che se lo ritenevo necessario e me ne assumevo la responsabilità, potevo farlo».

Responsabilità. Una parola che – di fronte all’avanzata inarrestabile di un nemico sconosciuto, che in pochissimo tempo ha imposto a ciascuno di noi cambiamenti radicali nel modo di lavorare, di stare accanto ai nostri cari, di vivere la quotidianità – ha alimentato, e continua ad alimentare, il dibattito pubblico. Ci si interroga su eventuali responsabilità degli organi di governo nazionale ed internazionale, delle amministrazioni regionali e locali, delle strutture sanitarie; persino di quei medici, infermieri, operatori socio-sanitari, ecc., inizialmente acclamati come eroi dalle finestre e dai balconi di tutta Italia per il loro instancabile e coraggioso lavoro.

È sufficiente, infatti, aprire le pagine di un qualunque quotidiano per cogliere i sintomi dell’inizio di una deriva accusatoria nei confronti proprio di quello stesso personale sanitario, destinatario di innumerevoli manifestazioni di stima e solidarietà. Si sono registrate le prime denunce presentate dai parenti delle vittime per asseriti negligenze nelle cure dei propri cari, l’avvio di indagini da parte di diverse Procure della Repubblica per presunti casi di malpractice, finanche inaccettabili campagne pubblicitarie volte a promuovere azioni legali, civili e penali, nei confronti degli “eroi”, trasformatisi, improvvisamente, in nemici.

Così, nel tentativo di arginare tale fenomeno e restituire serenità agli esercenti le professioni sanitarie – già stremati da condizioni di lavoro precarie, turni massacranti, carenza di presidi di protezione individuale, di farmaci, macchinari e personale – nel corso della discussione in Senato per la conversione in legge del Decreto cosiddetto “Cura Italia, sono stati formulati diversi emendamenti volti ad introdurre una sorta di “scudo” per mettere al riparo il personale sanitario dai rischi legati all’esercizio della professione nell’ambito dell’emergenza Covid-19, sia sotto il profilo civile sia sotto il profilo penale, qui di interesse. Al momento la discussione, dopo aver suscitato reazioni di segno contrastante, ha subìto una battuta di arresto, in attesa dell’avvio di un tavolo di lavoro che consenta l’instaurarsi di un dibattito più approfondito e ampio.

Il presente elaborato si pone, dunque, la finalità di svolgere talune riflessioni in merito agli aspetti ancora aperti che riguardano la responsabilità penale degli esercenti le professioni sanitarie: l’attuale disciplina, riformata poco più di due anni fa, è effettivamente inadeguata di fronte ad una situazione emergenziale come quella in essere? Vi sono, nel nostro ordinamento, altri strumenti giuridici che potrebbero essere invocati per tutelare il personale sanitario? Le proposte di modifica al Decreto Legge “Cura Italia” avrebbero consentito di mettere effettivamente al riparo medici, infermieri, operatori socio-sanitari dalla spada di Damocle di un procedimento penale?

Come citare il contributo in una bibliografia:
L. Scaramellini, Palliativi e cure effettive: interventi proposti e proposte di intervento in tema di responsabilità penale degli esercenti le professioni sanitarie, in Giurisprudenza Penale Web, 2020, 4