Il d.l. n. 29 del 2020: un inutile e farraginoso meccanismo di controllo.

in Giurisprudenza Penale Web, 2020, 5 – ISSN 2499-846X

Preso da incontenibile quanto inutile furore normativo, il legislatore interviene nuovamente in materia penitenziaria (e non solo) confermando di agire ancora una volta con scarsa conoscenza della predetta materia e, soprattutto, delle cadenze procedimentali che accompagnano la concessione del differimento di pena ai sensi degli artt. 146 e 147 c.p., della detenzione domiciliare prevista dall’art. 47-ter ord. penit. compresa quella di cui al comma 1-ter dello stesso articolo.

Il d.l. 10 maggio 2020 n. 29 nasce come risposta alle polemiche strumentali e infondate di alcuni quotidiani e trasmissioni televisive, che non meritano neppure di essere citate, cavalcate in sede parlamentare, in ordine alla concessione della detenzione domiciliare o del differimento di pena a soggetti appartenenti all’area della criminalità organizzata.

E ciò può in parte spiegare − non certo giustificare− le scelte operate, dirette a imporre una rivisitazione cadenzata a intervalli brevi, anzi brevissimi, delle decisioni adottate dalla magistratura di sorveglianza in epoca di pandemia, dal 23 febbraio 2020: non è facilmente comprensibile la ragione dell’indicazione di questa data, forse perché è stato varato il d.l. contenente «Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19» (mentre al 30 gennaio risale la dichiarazione della epidemia quale emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale).

Come citare il contributo in una bibliografia:
L. Cesaris, Il d.l. n. 29 del 2020: un inutile e farraginoso meccanismo di controllo, in Giurisprudenza Penale Web, 2020, 5