Detenzione e libertà di espressione. Riflessioni sul trattamento sanzionatorio del reato di diffamazione a mezzo stampa in occasione della pronuncia della Corte Costituzionale

in Giurisprudenza Penale Web, 2020, 6 – ISSN 2499-846X

di Margherita Pisapia e Carlotta Cherchi

All’udienza pubblica del 9 giugno, la Corte Costituzionale ha rinviato la trattazione delle questioni di legittimità costituzionale della pena detentiva in caso di diffamazione a mezzo stampa al 22 giugno 2021per consentire alle Camere di intervenire con una nuova disciplina della materia”.

La Corte ha rilevato che la soluzione delle questioni “richiede una complessa operazione di bilanciamento tra la libertà di manifestazione del pensiero e la tutela della reputazione della persona, diritti entrambi di importanza centrale nell’ordinamento costituzionale. Una rimodulazione di questo bilanciamento, ormai urgente alla luce delle indicazioni della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, spetta in primo luogo al legislatore”.

L’esame della Corte ha riguardato due ordinanze, presentate a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, con le quali il Tribunale di Salerno e il Tribunale di Bari hanno sollevato, seppur in termini parzialmente divergenti, la questione di legittimità costituzionale della pena detentiva per il reato di diffamazione a mezzo stampa.

Gli atti di promovimento, meglio analizzati nel contributo, rappresentano l’epilogo di un ampio dibattito politico e giurisprudenziale – nazionale e sovranazionale – sul tema della compatibilità della pena detentiva con la libertà di espressione, così come intesa alla luce della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dell’interpretazione fornita dai Giudici di Strasburgo.

Con il presente contributo intendiamo pertanto ripercorrere i passaggi più rilevanti di tale dibattito al fine di delineare il substrato, normativo e giurisprudenziale, delle questioni sottoposte alla Corte. A partire da una prospettiva storica, tesa ad indagare le esigenze di politica criminale sottese alla previsione di un trattamento sanzionatorio tanto severo, ci siamo soffermate sulle criticità emerse sin dall’entrata in vigore della disciplina sulla stampa, sui principali progetti di riforma e sulle spinte sovranazionali, sia di carattere politico che giurisprudenziale. Ciò con l’obiettivo di evidenziare, da una parte, il percorso che ha reso manifesta la necessità di un adeguamento del diritto interno sul tema e, dall’altra, le ragioni di una sostanziale stasi del legislatore, a cui è conseguito l’inevitabile intervento sollecitatorio del Giudice delle leggi.

Come citare il contributo in una bibliografia:
M. Pisapia – C. Cherchi, Detenzione e libertà di espressione. Riflessioni sul trattamento sanzionatorio del reato di diffamazione a mezzo stampa in occasione della pronuncia della Corte Costituzionale, in Giurisprudenza Penale Web, 2020, 6