CONTRIBUTIDIRITTO PROCESSUALE PENALE

Crisi di impresa e rischio penale: il perdurante deficit di tutela del dichiarante nei colloqui col curatore.

in Giurisprudenza Penale Web, 2026, 2 – ISSN 2499-846X

Dalla notte dei tempi, l’esperienza applicativa del diritto penale delle procedure concorsuali restituisce all’interprete un dato oggettivo: pur a fronte degli innegabili punti di contatto (talvolta di contaminazione) tra dimensione civilistica e penalistica, le garanzie riconosciute dall’ordinamento all’indagato non hanno mai fatto breccia in quest’ambito.

In questo contesto, figlio di un approccio atomistico e parcellizzato nell’analisi delle norme di riferimento, le ricadute più importanti si sono registrate nell’ambito dei colloqui tra gli esponenti della società in crisi e la curatela, un’autentica terra di nessuno in cui venivano (e vengono) sistematicamente raccolte le fonti di prova utilizzate poi dalle Procure della Repubblica nel parallelo procedimento penale avente ad oggetto i fatti di mala gestio vagliati dal curatore, sovente unico testimone dell’accusa in giudizio.

Il presente contributo, passando in rassegna le principali sentenze pronunciate nel solco della vecchia legge Fallimentare (Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267), tenta di spiegare perché, a maggior ragione tenuto conto delle innovazioni apportate dal Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14), l’orientamento giurisprudenziale dominante merita di essere rivisto.

Come citare il contributo in una bibliografia:
F. Indirli, Crisi di impresa e rischio penale: il perdurante deficit di tutela del dichiarante nei colloqui col curatore, in Giurisprudenza Penale Web, 2026, 2