Lotta contro il traffico illecito e la distruzione di beni culturali: il Consiglio d’Europa adotta una nuova convenzione

Articolo scritto da Redazione Giurisprudenza Penale il 4 maggio 2017

In data 3 maggio 2017, il Consiglio d’Europa ha adottato una Convenzione volta a prevenire e combattere il traffico illecito e la distruzione di beni culturali, nel quadro dell’azione dell’Organizzazione per la lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata.

Come si legge nel comunicato stampa pubblicato sul sito del Consiglio d’Europa, «la Convenzione sulle infrazioni riguardanti i beni culturali – che sarà aperta alla firma di tutti i paesi del mondo – è volta inoltre a promuovere la cooperazione internazionale nella lotta contro tali reati, che distruggono il patrimonio mondiale. Il trattato sarà aperto alla firma il 19 maggio a Nicosia (Cipro), durante la 127esima sessione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che riunirà i Ministri degli Affari esteri dei 47 Stati membri dell’Organizzazione».

La Convenzione – prosegue il comunicato – «sarà l’unico trattato internazionale dedicato specificamente all’incriminazione del traffico illecito di beni culturali. Stabilisce diverse infrazioni penali, tra cui il furto, gli scavi illegali, l’importazione e l’esportazione illegali, nonché l’acquisizione e la commercializzazione dei beni così ottenuti. Riconosce inoltre come reato la falsificazione di documenti e la distruzione o il danneggiamento intenzionale dei beni culturali».

Il trattato considera come circostanza aggravante «il fatto che le infrazioni siano commesse da professionisti che abusano della fiducia a loro concessa o da funzionari responsabili della conservazione dei beni culturali. Viene considerato come circostanza aggravante anche il fatto che l’infrazione sia stata commessa nel quadro di un’organizzazione criminale o di una recidiva. La nuova convenzione prevede misure di prevenzione come la creazione di inventari nazionali dei beni culturali, accessibili al pubblico, e l’obbligo, per i commercianti di arte e antichità, le case d’aste e altri soggetti coinvolti nel commercio dei beni culturali, di creare dei registri dove riportare le transazioni».

Al fine di assicurare l’effettiva attuazione – conclude il comunicato – il trattato prevede un meccanismo di monitoraggio composto di rappresentanti degli Stati parti.

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