Il diritto alla salute del detenuto (Tesi di laurea)

Prof. relatore: Antonia Menghini

Ateneo: Università degli Studi di Trento

Anno accademico: 2016-2017

A quattro anni dalla sentenza Torreggiani, notissima sentenza con la quale la Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per violazione del divieto di trattamenti disumani e degradanti, il sistema penitenziario non pare aver intrapreso l’inversione di rotta sperata. Le misure poste in essere a seguito della messa in mora dei giudici alsaziani, infatti, hanno ancora una volta rivelato l’incapacità del legislatore italiano di elaborare una seria rivisitazione dell’anacronistico sistema sanzionatorio carcero-centrico.

Tra le conseguenze delle opinabili scelte legislative vi è certamente la constatazione che il problema del cronico ed ingovernabile sovraffollamento carcerario può dirsi tutto tranne che superato. La popolazione detenuta, a seguito di un decremento  rilevante tra il 2013 e il 2015, è ora nuovamente in rapido aumento, come evidenziato ripetutamente dalla dottrina e recentemente anche dal CPT nel rapporto annuale sul nostro Stato. Il fenomeno del overcrowding, con il peggioramento delle condizioni detentive che questo comporta, rendono sempre più difficile la garanzia di quel nucleo fondamentale di diritti che, in quanto spettanti a ciascun individuo, devono essere assicurati anche al soggetto privato della libertà personale, come la Corte Costituzionale ha più volte ripetuto. In siffatta situazione, non pochi sono i problemi di compatibilità della pena detentiva con il dettato costituzionale: la garanzia dei diritti fondamentali del detenuto, discendente dal principio di umanità della pena (art. 27 co. 3), si pone, infatti, al tempo stesso come limite all’esecuzione della pena e come condizione di legittimità della stessa.

All’interno di questo contesto, il presente lavoro si propone di analizzare la normativa e la giurisprudenza in materia di diritto alla salute del detenuto, unico diritto ad essere definito fondamentale dalla Costituzione e la cui analisi può costituire una sensibile cartina tornasole, da un lato del livello di garanzie che sono riconosciute ai diritti del soggetto in vinculis, dall’altro lato delle forti criticità del sistema attuale.

Nel primo capitolo sarà analizzato il quadro internazionale in materia di diritto alla salute del detenuto, sottolineando il ruolo fortemente propulsivo delle organizzazioni internazionali nel riconoscimento di standard riguardanti il trattamento penitenziario. In particolare, rilievo centrale sarà dato alla giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, che, attraverso un’interpretazione evolutiva dell’art. 3 CEDU, ha riconosciuto l’esigenza di tutela del diritto alla salute del detenuto, imponendo precisi obblighi a carico degli Stati.

Nel secondo capitolo saranno osservate le norme del nostro ordinamento la cui ratio è riconducibile alla tutela del diritto in questione, sia ove inteso come diritto alla conservazione dell’integrità psico-fisica sia ove concepito diritto sociale. Saranno quindi sottolineate le lacune normative così come il forte distacco tra dato normativo e realtà fattuale.

Successivamente verranno trattati i principali strumenti di tutela del diritto alla salute del detenuto, per verificare il grado di effettività che garantiscono al diritto in esame. Anzitutto, nel terzo capitolo, si analizzerà il problematico strumento del reclamo, recentemente oggetto di profonde innovazioni e, nel quarto capitolo, ci si concentrerà, invece, sulle misure volte a fronteggiare la cd. incompatibilità delle condizioni di salute con lo status detentionis e dunque si tratterà in particolar modo degli istituti del differimento (obbligatorio e facoltativo) e della detenzione domiciliare cd. umanitaria.

In conclusione, si riporteranno alcune proposte di riforma volte al superamento delle principali problematiche, normative e fattuali, connesse alla tutela del diritto alla salute del detenuto. Una riflessione de jure condendo appare, infatti, ora più che mai, necessaria, vista la delega in materia di riforma dell’assistenza sanitaria in carcere contenuta nella cd. legge di riforma Orlando (L. 103/2017).