La Procura della Corte Penale Internazionale apre le indagini sui crimini asseritamente commessi in Palestina, Stato Parte dello Statuto di Roma.

Lo scorso 3 marzo la Procuratrice Capo della Corte Penale Internazionale Fatou Bensouda ha annunciato l’avvio da parte del proprio Ufficio di un’indagine sulla Situazione in Palestina. Tale indagine riguarderà i crimini di competenza della Corte che si presume siano stati commessi nei territori interessati dal 13 giugno 2014.

La decisione di aprire un’indagine è stata assunta a seguito di un minuzioso esame preliminare durato quasi cinque anni, nel corso del quale l’Ufficio della Procura si è scontrata con la necessità di risolvere la complessa questione della portata territoriale della giurisdizione della Corte relativamente alla Situazione in Palestina. Per questo motivo, nell’annunciare la conclusione dell’esame preliminare e l’intenzione di aprire un’investigazione il 20 dicembre 2019, l’Ufficio aveva richiesto preliminarmente ai giudici della Camera Pre-Trial I di pronunciarsi sulla questione giurisdizionale, incoraggiando la Camera a considerare i punti di vista e le argomentazioni di tutte le parti interessate, inclusi i rappresentanti dei Governi Israeliano e Palestinese. 

Il 5 febbraio 2021, la Camera Pre-Trial I della Corte Penale ha deciso, a maggioranza dei suoi componenti, che la Corte può esercitare la propria giurisdizione penale sulla Situazione in Palestina e che la stessa si estende ai territori occupati da Israele dal 1967, vale a dire Gaza e la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. La Camera ha sottolineato che la decisione sulla giurisdizione della Corte non attiene in alcun modo alla questione della statualità della Palestina secondo il diritto internazionale pubblico, né ad ogni altra disputa sui confini. Tali questioni rimangono aperte e oggetto delle negoziazioni bilaterali tra le autorità israeliane e palestinesi.

Dopo aver valutato le osservazioni di Stati, organizzazioni internazionali e altre parti interessate, la Camera è stata unanime nel ritenere che la Palestina sia uno Stato parte dello Statuto di Roma, che la stessa ha ratificato nel gennaio 2015. Alla luce dell’oggetto e dello scopo dello Statuto, i giudici hanno ritenuto che il riferimento “allo Stato nel cui territorio si è verificato il comportamento in questione”, di cui all’articolo 12(2)(a) dello Statuto di Roma, deve essere interpretato come un riferimento a uno Stato parte dello Statuto di Roma.

La Camera ha affermato che, indipendentemente dal suo status ai sensi del diritto internazionale generale, l’adesione della Palestina allo Statuto ha seguito la procedura corretta e ordinaria e che il risultato della procedura di adesione condotta dall’Assemblea degli Stati parte non può essere oggetto di un suo scrutinio. La Palestina è quindi uno Stato parte dello Statuto di Roma e, di conseguenza, uno “Stato” ai fini dell’articolo 12(2)(a) dello Statuto. La Palestina, avendo accettato di sottoporsi ai termini dello Statuto di Roma della CPI, ha il diritto di essere trattata come qualsiasi altro Stato parte anche con riferimento le questioni relative all’attuazione dello Statuto.

I giudici della Pre-Trial I hanno altresì rilevato che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella risoluzione 67/19 “[ha riaffermato] il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e all’indipendenza nel suo Stato di Palestina sul territorio palestinese occupato dal 1967“. Su questa base, la Camera ha concluso che la giurisdizione territoriale della Corte nella Situazione in Palestina si estende ai territori occupati da Israele dal 1967, cioè Gaza e la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. Sul punto, uno dei tre giudici della Camera, il giudice Péter Kovács ha formulato un’opinione parzialmente dissenziente.

La Procuratrice, nel confermare l’avvio delle investigazioni, ha dichiarato che: “Il modo in cui l’Ufficio stabilirà le priorità relative all’indagine sarà determinato a tempo debito, alla luce delle sfide operative che affrontiamo a causa della pandemia, le risorse limitate che abbiamo a disposizione e il nostro attuale pesante carico di lavoro. Tali sfide, tuttavia, per quanto scoraggianti e complesse, non possono distoglierci dall’assolvere le responsabilità che lo Statuto di Roma attribuisce all’Ufficio.”. Ha altresì aggiunto che “Qualsiasi indagine intrapresa dall’Ufficio sarà condotta in maniera indipendente, imparziale e obiettiva, senza timori o favoritismi”.

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