Sicurezza sul lavoro: le proposte della Commissione ministeriale di riforma

Lo scorso 12 maggio, nella Sala Livatino del Ministero della Giustizia, sono stati consegnate al Ministro Carlo Nordio la proposta di articolato e la relazione di accompagnamento elaborate dalla “Commissione di studio per la prevenzione e la sicurezza sui luoghi di lavoro”, istituita con D.M. 27 marzo 2024, presieduta dal Viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto e composta da Silvia Berra, Responsabile dell’area ambiente, sicurezza, sostenibilità area dell’Unione industriale biellese; Matteo Caputo, Professore ordinario di diritto penale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Antonio Corbo, Consigliere della Corte di Cassazione, addetto alla Terza Sezione penale; Cristiano Cupelli, Professore ordinario di diritto penale presso l’Università di Roma Tor Vergata; Fabrizio D’Ascenzo, Presidente dell’Inail, già Commissario; Emilio Ferrari, Professore ordinario di ingegneria presso l’Università degli studi di Bologna; Giuseppe Nano, già Professore ordinario di affidabilità e sicurezza del Politecnico di Milano; Luigi Vimercati, Professore ordinario di medicina del lavoro presso l’Università degli studi di Bari, con il contributo, quali esperti del settore, del dott. Salvatore Dovere, Presidente di sezione della Quarta Sezione della Corte di cassazione, dell’avv. Vito Zammataro, in rappresentanza dell’INAIL, e dell’avv. Fabio Pontrandolfi, senior advisor assicurazioni sociali, salute e sicurezza sul lavoro di Confindustria.
La proposta si articola su vari fronti, intervenendo sul codice penale, sul decreto legislativo n. 81 del 2008 e sul codice di procedura penale.
La logica complessiva è quella di superare il modello esclusivamente repressivo, rendendo le imprese soggetti attivi, anziché passivi, in tema di sicurezza, chiamandole ad approntare tutte le misure necessarie non sotto la minaccia della sanzione penale, ma perché più conveniente farlo; tale impostazione contiene una radicale e rivoluzionaria critica al modello vigente, dimostratosi scarsamente effettivo, proponendo un cambio di paradigma che punta e investe sulla capacità del diritto penale di orientare comportamenti attraverso incentivi per adempimenti virtuosi e non solo attraverso minacce di pena.
Il veicolo normativo prescelto per l’attuazione è quello della delega al Governo, sul presupposto che lo strumento della legge delega restituisca al Parlamento uno spazio di indirizzo sui principi e criteri direttivi che l’articolato immediato, per sua natura tecnica, tende a comprimere, consentendo al contempo di realizzare il necessario coordinamento con la coeva proposta di riforma del decreto legislativo n. 231 del 2001 avanzata nel gennaio 2026, ove si propone una revisione organica dei criteri di imputazione dell’illecito dell’ente, con la colpa di organizzazione elevata a elemento costitutivo e l’introduzione di istituti a vocazione premiale e riparativa.
Per i dettagli, si rinvia al testo del documento allegato.








