Sulle differenze tra concussione ed estorsione aggravata ex art. 61 n. 9 cod. pen. – Cass. Pen. 12736/2014

Articolo scritto da Redazione Giurisprudenza Penale il 20 Marzo 2014

Cassazione Penale, Sez. II, 18 marzo 2014 (ud. 26 febbraio 2014), n. 12736
Presidente Gallo, Relatore Rago

Attraverso la pronuncia numero 12736 – depositata il 18 marzo 2014 – la seconda sezione penale della Corte di cassazione ha delineato le differenze tra concussione ed estorsione aggravata dall’art. 61 n. 9 cod. pen. (ossia la circostanza aggravante comune dell’avere commesso il fatto con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio, ovvero alla qualità di ministro di un culto).

I giudici di legittimità hanno affermato che:

  • si ha concussione in tutte le ipotesi in cui la costrizione (ossia la minaccia) del pubblico ufficiale si concretizzi con il compimento di un atto o di un comportamento del proprio ufficio, strumentalizzato per perseguire illegittimi fini personali;
  • si configura, invece, l’estorsione aggravata dall’art. 61 n. 9 cod. pen. quando l’agente ponga in essere, nei confronti di un privato, minacce diverse da quelle consistenti nel compimento di un atto o di un comportamento del proprio ufficio, sicché la qualifica di pubblico ufficiale si pone in un rapporto di pura occasionalità, avente la funzione di rafforzare la condotta intimidatoria nei confronti del soggetto passivo.

Tale soluzione – concludono i giudici – trova un pur implicito riscontro nell’esame della casistica giurisprudenziale: in tutte le fattispecie in cui il p.u. assume atteggiamenti minatori facendo leva su atti del proprio ufficio, infatti, si è sempre ritenuto che quelle ipotesi fossero sussumibili nell’art. 317 cod. pen.

Al contrario, si è ritenuta la sussistenza della aggravante di cui all’art. 61 n. 9 cod. pen. nelle ipotesi in cui la qualifica di p.u. costituisca una occasione che ha avuto la sola funzione di agevolare il delitto.

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