I primi quattro anni dell’autoriciclaggio nell’interpretazione della Cassazione

Articolo scritto da Nicola Mainieri il 4 Marzo 2019

in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 3 – ISSN 2499-846X

di Nicola Mainieri e Giulia Maria Tovini

L’introduzione in Italia nel 2015 del reato di autoriciclaggio, art. 648 ter.1. c.p., ha colmato nel nostro sistema giuridico una lacuna più volte fatta rilevare, anche in sede sovranazionale.

La singolare scelta legislativa adottata ha però – di fatto – delegato alla giurisprudenza l’onere di specificare in concreto la condotta punibile, dal momento che la norma ha mutuato espressioni già previste in reati diversi, il riciclaggio ex art. 648 bis e l’impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita ex art. 648 ter c.p., non senza aggiungervi termini specifici e del tutto nuovi.

Nei quattro anni successivi, la Corte di Cassazione è stata così chiamata a dirimere numerosi punti contraddittori, assai dibattuti anche in dottrina. Si va dal possibile concorso tra l’autore del riciclaggio e quello dell’autoriciclaggio, ai rapporti con il precedente articolo 12 quinquies della Legge 365/92, che già criminalizzava una sia pur limitata condotta a carattere autoriciclatorio, alla ‘concretezza‘ ora richiesta per l’ostacolo all’identificazione della provenienza delittuosa del bene.

Di queste undici sentenze sinora edite della Suprema Corte, si fornisce una sintesi articolata in funzione dei principali temi interpretativi affrontati.

Come citare il contributo in una bibliografia:
N. Mainieri – G. M. Tovini, I primi quattro anni dell’autoriciclaggio nell’interpretazione della Cassazione, in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 3

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