Diritto e castigo. La pena oltre il carcere. (Tesi di laurea)

Prof. Relatore: Maurizio Riverditi

Ateneo: Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”

Anno accademico: 2013/2014

L’idea per questo lavoro è nata qualche anno fa, quando, l’8 gennaio 2013, la CEDU, giudicando l’Italia responsabile della violazione dell’art. 3 per il sovraffollamento carcerario, ha finalmente indotto parte dell’opinione pubblica a gettare un primo, timidissimo sguardo oltre le mura di un sistema carcere al collasso e, fino ad allora, sconosciuto ai più.

Si sono accese le prime luci sull’argomento. Ci si è iniziati a chiedere cosa capitasse realmente al di là. Ma non poteva bastare.

L’idea per la stesura della tesi mi è poi stata offerta quasi quotidianamente, quando ho scoperto il costante e preziosissimo lavoro dell’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane, che, recandosi all’interno delle Case Circondariali più problematiche del Paese, ha documentato con precisione assoluta numeri, volti e storie di un problema cruciale non solo per la popolazione carceraria, ma per l’intera comunità.

E come dare finalmente movimento all’immobilismo? Quali primi passi compiere? Il primo passo non poteva che essere quello della conoscenza.

Ecco, allora, che nel primo capitolo di questo lavoro, ci si è concentrati su cosa si debba intendere per pena, quali siano le sue radici storiche e sociali, mai in chiave puramente teorica, ma in costante riferimento ai richiami fattuali che ne seguono.

Nel secondo capitolo, si è poi voluto approfondire il ruolo del carcere: si è cercato di comprenderne i meccanismi, i ruoli, le gerarchie interne, facendo luce sui numeri allarmanti del suo sovraffollamento e sulle loro conseguenze drammatiche per la società tutta.

Il terzo capitolo è il cuore del progetto di tesi: si è voluto far luce sulla vita dei detenuti, su quali siano i diritti concessi e quali quelli negati all’interno del carcere, con particolare attenzione a tematiche tristemente attuali, come le coercizioni fisiche che i reclusi subiscono, e tematiche nuove per l’opinione pubblica ma ben note all’interno delle mura, come il diritto alla sessualità.

Il quarto capitolo tratta le misure alternative al carcere, non solamente per come esse vengano attualmente utilizzate, ma anche per come potrebbero (o dovrebbero?) essere ripensate, cioè come un ventaglio sanzionatorio ab origine per diverse tipologie di reati. E che dire delle pene accessorie? E delle pene pecuniarie?

Il quinto ed ultimo capitolo chiude il lavoro con cinque interviste realizzate in prima persona negli ultimi due anni ad esperti, a vario titolo, del settore: si è voluto dare voce non solo al Presidente del Tribunale di Sorveglianza del Piemonte e della Valle d’Aosta, ma anche ad un ex detenuto, un avvocato penalista, un’insegnante che opera all’interno di carceri e una psicologa forense, per dare voce e corpo ad una realtà che non può più essere ignorata, ad un problema che non può che essere ormai affrontato.