Prevenzione e repressione della corruzione e dei reati collegati nelle più recenti scelte legislative (Tesi di laurea)

Prof. relatore: Maria Novella Masullo

Prof. correlatore: Angelo Carmona – Cristiano Cupelli

Ateneo: Università Luiss di Roma

Anno accademico: 2015-2016

Il lavoro si occupa, partendo dalla recente l. n. 69/2015, di analizzare i rapporti esistenti tra varie fattispecie di reato, che la realtà empirica ha mostrato essere profondamente interconnesse, per provare a dare una soluzione che tenga conto di tale presa di coscienza.

Il punto di partenza è offerto dal reato di false comunicazioni sociali, recentemente oggetto di una notevole modifica che ha fatto parlare di “reintroduzione” della fattispecie, terminologia impropria tanto quanto quella con cui, in passato, si indicava l’opera del d. lgs. 61/2002 (“depenalizzazione del reato”), ma capace di far cogliere immediatamente l’attenzione che il legislatore presta al falso in bilancio, e la volontà di aumentarne le potenzialità applicative anche per reprimere a monte altre fattispecie delittuose, in primis la corruzione. Si analizza in particolare l’evoluzione legislativa del reato, tenendo in dovuta considerazione anche l’applicazione che ne ha fatto la giurisprudenza negli anni. Attenzione peculiare è ovviamente rivolta al nodo del falso valutativo, che nell’arco di un anno ha suscitato ampio dibattito e richiesto l’intervento delle S.U.

In secondo luogo si osserva l’evoluzione nella realtà criminale della corruzione (lato sensu), che passa da un modello mercantile ad uno clientelare, diventando quindi “sistema”. Anche in tal caso si prendono in considerazione le risposte legislative, a partire dalla l. n. 190/2012, a questo nuovo volto del fenomeno, che hanno completamente stravolto l’impianto codicistico (si pensi, ad esempio, al passaggio dalla “corruzione per atto conforme” alla “corruzione per l’esercizio della funzione” e alla nuova “induzione indebita”).

Altrettanto rilevanti sono poi le modifiche che hanno riguardato il fenomeno della criminalità organizzata, soprattutto di tipo mafioso, il cui paradigma si è sempre più allontanato da quello, sociologico, che ha ispirato nel 1982 la legge Rognoni – La Torre, introduttiva del reato ex art. 416-bis: è stato infatti progressivamente abbandonato il ricorso alla violenza o minaccia, per prediligere il quello a pratiche corruttive, o collusive. Non più lotta allo Stato, ma accordo con esso. In tal senso si prendono in considerazione l’evoluzione storica del metodo mafioso, l’istituto del concorso esterno e il fenomeno del riciclaggio, vero e proprio ponte tra criminalità organizzata ed economica.

Terminata l’analisi delle fattispecie ci si concentra sulla ricerca di soluzioni, da cui emerge l’incapacità fisiologica del solo diritto penale a combattere fenomeni sistemici, dovendo essere accompagnato da opzioni alternative che agiscano in chiave preventiva.