Respinta la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione avanzata da Raffaele Sollecito

palazzo

Corte di Appello di Firenze, 10 febbraio 2017 (ud. 27 gennaio 2017), n. 2
Presidente Martuscelli, Relatore Masi

Pubblichiamo, in considerazione dell’interesse mediatico della vicenda, l’ordinanza con cui la Corte di Appello di Firenze ha respinto la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione avanzata da Raffaele Sollecito a seguito della sua definitiva assoluzione nel procedimento che lo vedeva imputato per l’omicidio di Meredith Kercher.

Secondo la Corte, se da un lato sussiste «una ingiusta detenzione stante la sopraggiunta assoluzione» di Raffaele Sollecito, tuttavia, «egli ha concorso a causarla con la propria condotta dolosa o gravemente colposa consistita nel rendere alla polizia giudiziaria, agli inquirenti e ai giudici, in particolare nella fase iniziale delle indagini, dichiarazioni contraddittorie o addirittura francamente menzognere, risultate tali anche alla luce delle valutazioni contenute nella sentenza definitiva di assoluzione».

«La condotta tenuta dal Sollecito nel rendere le dichiarazioni sopra citate ha fortemente contribuito a indurre dapprima la Procura presso il Tribunale di Perugia, poi il GIP dello stesso Tribunale, ancora il Tribunale del Riesame e la Corte di Cassazione in funzione cautelare, infine la Corte di assise di Perugia a emettere e mantenere per quasi quattro anni la misura cautelare della custodia in carcere».

Secondo i giudici di Firenze la condotta di Raffaele Sollecito «deve essere qualificata come un esempio di quel “dolo o colpa grave” che, secondo l’art. 314 c.p.p., esclude il diritto del soggetto giudicato innocente al risarcimento per l’ingiusta detenzione», apparendo evidente «che una diversa condotta, che avesse evitato dichiarazioni contraddittorie o palesemente false ovvero che avesse fornito un’immediata spiegazione della loro incongruità rispetto alle diverse emergenze delle indagini, avrebbe evitato il nascere o il consolidarsi del sospetto della materiale partecipazione del Sollecito all’omicidio della giovane Meredith Kercher o quanto meno avrebbe consentito una diversa valutazione della sua pericolosità rispetto a quella che motivò l’emissione e il lungo mantenimento della massima misura cautelare».

Redazione Giurisprudenza Penale

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