Il legal counsel interno nella riforma 231: un’assenza normativa culturalmente insostenibile
in Giurisprudenza Penale Web, 2026, 5 – ISSN 2499-846X

Il contributo esamina criticamente la proposta di riforma del d.lgs. n. 231/2001, evidenziando – quale lacuna di rilievo sistemico – il mancato riconoscimento della posizione del legal counsel interno.
A fronte di una riforma dogmaticamente evoluta — che rafforza la colpa di organizzazione e i meccanismi di compliance — l’assenza di tutele per una figura ormai centrale nella governance della legalità d’impresa appare culturalmente e funzionalmente incoerente.
L’analisi mostra come il responsabile legale interno, oggi protagonista dei processi decisionali e della costruzione dei modelli organizzativi, resti privo delle garanzie riconosciute ad altri protagonisti del procedimento penale, con particolare riferimento alla disciplina dell’art. 103 c.p.p. Tale asimmetria incide sull’effettività del diritto di difesa dell’ente e rischia di compromettere la stessa qualità della compliance.
In una prospettiva sistematica e comparata, l’autore propone il riconoscimento di un privilegio funzionale per il legal counsel interno e l’estensione delle relative tutele processuali, in coerenza con i principi del giusto processo e della effettività della difesa.
Come citare il contributo in una bibliografia:
C. Pacciolla, Il legal counsel interno nella riforma 231: un’assenza normativa culturalmente insostenibile, in Giurisprudenza Penale Web, 2026, 5




