Quali occasioni di ravvedimento per l’ente sotto processo?

in Giurisprudenza Penale Web, 2021, 1-bis – ISSN 2499-846X

Animato dalla volontà di predisporre un microsistema normativo che tendesse, oltre che all’inflizione di una sanzione, anche (e soprattutto) alla prevenzione della criminalità di matrice economica, il d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 ha concesso ampio spazio alle condotte riparatorie.

Si tratta di attività di ravvedimento post factum – quali il risarcimento del danno, l’eliminazione delle conseguenze del reato nonché l’adozione postuma di un idoneo modello di organizzazione – che, a seconda del momento in cui vengono compiute, permettono all’ente di conseguire diversi vantaggi.

Il contributo si propone di analizzare la morfologia e le ricadute processuali delle condotte riparatorie realizzabili in fase vuoi di cognizione (artt. 12, 17 e 49 d.lgs. n. 231 del 2001) vuoi di esecuzione (art. 78 d.lgs. n. 231 del 2001), per poi interrogarsi sulla possibilità che le stesse sortiscano un effetto più allettante, rappresentato dalla fuoriuscita dell’ente dal proprio circuito processuale, sul modello di quanto avviene nel rito ordinario, da qualche anno a questa parte, in forza degli artt. 162 ter e 168 bis ss. c.p.

Come citare il contributo in una bibliografia:
C. Trabace, Quali occasioni di ravvedimento per l’ente sotto processo?, in Giurisprudenza Penale Web, 2021, 1-bis