La chiamata in correità e collaborazione con la giustizia nei processi in materia di criminalità organizzata (Tesi di laurea)

Articolo scritto da Maria Vittoria Bologna il 11 Marzo 2018

Prof. Relatore: Giuseppe Di Chiara

Ateneo: Università degli studi di Enna “Kore”

Anno accademico: 2015-2016

Lo studio si propone, dopo un’attenta analisi del fenomeno mafioso siciliano e dell’istituto della chiamata in correità ex art. 192 c.p.p., di mettere in luce il rilevante ruolo “dell’uomo d’onore che parla”, ossia di colui il quale collabora con la giustizia, indipendentemente dalle sottese ragioni.

La necessità di comprendere la struttura, il funzionamento e l’organizzazione di associazioni criminali connotate da strutture piramidali, ha indotto il legislatore a far ricorso alla figura del collaboratore di giustizia, prevedendone una normativa ad hoc per la gestione processuale.

L’iter seguito dal legislatore per l’emanazione delle leggi oggi vigente in sede materia è stato lungo e travagliato, segnato dai delitti di mafia per mano di Cosa Nostra e dalle più grandi collaborazioni processuali: Leonardo Vitale, Tommaso Buscetta, Salvatore Contorno, Vincenzo Sinagra.

Sono stati analizzati, infatti, i profili processuali e normativi in riferimento alla credibilità e attendibilità delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia nel corso del procedimento penale, tracciando le linee di continuità e discontinuità, ove vi fossero, tra il vecchio e il nuovo sistema processuale.

La presente dissertazione prende le mosse dallo studio e analisi critica, del processo che ha segnato la Sicilia: il Maxi processo, celebrato a Palermo il 10 Febbraio 1986.

Per la stesura di questo lavoro l’Autrice si è servita, dell’aiuto e della collaborazione di chi ha imbastito lo storico processo e di chi, ancora oggi, direttamente o indirettamente, si occupa di lotta alla criminalità organizzata.

Ha infatti intervistato il Prof. Alfredo Galasso, nella qualità di avvocato di parte civile al Maxi processo; il Dott. Antonino Di Matteo; il Dott. Manfredi Borsellino; il Giudice a latere del Maxi processo, Pietro Grasso; il Pubblico Ministero, Dott. Giuseppe Ayala; il Presidente della prima sezione della Corte d’Assise di Palermo (1986), Dott. Alfonso Giordano; lo scrittore Pietro Orsatti; il direttore di TeleJato Giuseppe Maniaci e infine lo scrittore Salvo Vitale.

Ha inoltre partecipato ad un convegno tenutosi a Roma, in Cassazione, avente ad oggetto lo svolgimento del processo di mafia oggi, trent’anni dopo dallo storico processo che ha messo alle sbarre più di 400 imputati. In questa occasione ho avuto l’onore di conoscere in prima persona chi oggi si occupa di legislazione antimafia e di applicazione della stessa: il Presidente della Commissione Parlamentare, Dott.ssa Rosy Bindi; il Primo Presidente della Corte di Cassazione, Dott. Giovanni Canzio; il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando; il Dott. Giuseppe Pignatone; il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti.

La scelta metodologica ha portato alla stesura di un lavoro sperimentale, cercando di carpire le sensazioni e la ratio delle scelte giuridiche e/o processuali utilizzate da chi è stato segnato personalmente  dall’esperienza del Maxi processo e dalle guerre di mafia degli anni Novanta.

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Categorie: ARTICOLI, DIRITTO PROCESSUALE PENALE, Tesi di laurea