Interesse ad impugnare, formule di proscioglimento, efficacia del giudicato penale di assoluzione nei giudizi tributari

in Giurisprudenza Penale Web, 2021, 11 – ISSN 2499-846X

In un processo penale avente ad oggetto un reato in materia tributaria (D. Lgs. 10 marzo 2000, n. 74/2000), l’imputato ha interesse ad impugnare una sentenza di proscioglimento – si ipotizzi – perché il fatto non è previsto dalla legge come reato o perché il fatto non costituisce reato, al fine di ottenere un proscioglimento di segno più favorevole (ad esempio: perché il fatto non sussiste)?

Il terreno delle impugnazioni, come noto, è particolarmente complesso. Si tentano qui, difatti, delicate composizioni di interessi antagonisti; certamente, in questo contraltare rientrano la corretta applicazione della legge penale (in uno con l’aspirazione alla “modifica” di una pronuncia pregressa), da un lato, e l’interesse dell’ordinamento ad evitare che l’impugnazione sia utilizzata con finalità dilatorie, dall’altro.

Su tale terreno, si innestano i temi coinvolti dall’interrogativo di cui sopra. Il primo concerne il rapporto fra la legalità processuale, con specifico riferimento all’adozione della corretta formula assolutoria, e l’interesse ad impugnare. Il secondo è strettamente connesso: la sussistenza o meno dell’interesse ad impugnare un’assoluzione, ove l’obiettivo preso di mira sia l’ottenimento di una formula di proscioglimento più ampia, in rapporto con l’efficacia extra-penale del giudicato assolutorio.

Come citare il contributo in una bibliografia:
G. Centamore, Interesse ad impugnare, formule di proscioglimento, efficacia del giudicato penale di assoluzione nei giudizi tributari, in Giurisprudenza Penale Web, 2021, 11