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Reati tributari e d.lgs. 231/2001: criteri per il risk assessment e per la definizione dei presidi di controllo

in Giurisprudenza Penale Web, 2026, 6 – ISSN 2499-846X

Trascorsi oramai oltre cinque anni dall’inserimento, nel d.lgs. n. 231/2001, dell’art. 25-quinquiesdecies, i tempi sono maturi per tracciare, nel presente contributo, alcune direttrici comuni in grado di orientare nel concreto l’attività degli operatori che, in quanto appartenenti alle competenti funzioni aziendali interne o nella veste di consulenti esterni dell’azienda, si trovino a svolgere il c.d. risk assessment in relazione ai reati fiscali e, successivamente, ad individuare o suggerire i presidi di controllo idonei alla prevenzione del rischio-reato.

Il tema è quantomai attuale, da un lato perché il rischio di commissione dei reati fiscali, oltre che a porsi in stretto collegamento con ulteriori fattispecie (si pensi ai reati societari, alla corruzione, al riciclaggio ed autoriciclaggio), tocca quasi tutte le aree ed i processi aziendali; dall’altro perché, nel frattempo, sono disponibili le indicazioni provenienti dalle associazioni di categoria (tra cui, in particolare, Confindustria) nonché dalla disciplina, e di fonte legislativa e di soft law, in relazione ad istituti ontologicamente diversi, ma affini all’ambito che qui occupa (il riferimento corre al c.d. Tax Control Framework, nell’ambito del regime di adempimento collaborativo di cui al d.lgs. 5 agosto 2015, n. 128).

Come citare il contributo in una bibliografia:
L. Coran, Reati tributari e d.lgs. 231/2001: criteri per il risk assessment e per la definizione dei presidi di controllo, in Giurisprudenza Penale Web, 2026, 6