Il processo nel suo tempo: riflessioni sulla prova scientifica (28 maggio 2014, Roma)

convegno 28 maggio 2014L’ufficio per la formazione decentrata della Corte di Cassazione organizza, per il 28 maggio 2014 presso l’Aula Magna della Corte di Cassazione a partire dalle ore 15:00, il convegno dal titolo “Il processo nel suo tempo: riflessioni sulla prova scientifica”.

Presiederà l’incontro Gianfranco Ciani (Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione) ed interverranno come relatori Paolo Moscarini (Professore ordinario di diritto processuale penale presso l’Università Luiss di Roma) con un intervento dal titolo “La valutazione giudiziale della prova scientifica”; Chiara Fanuele (Professore aggregato di diritto processuale penale presso l’Università degli studi di Siena) su “Acquisizione e conservazione della prova scientifica: in particolare, riflessioni sul D.N.A.”; Patrizia Piccialli (Consigliere della Corte di Cassazione) su “Evoluzione e percorsi giurisprudenziali degli ultimi anni” e Giancarlo De Cataldo (Consigliere della Corte di Appello di Roma) su “Le esperienze di un giudice di merito”.

Scienza e processo – si legge nel programma del convegno – si trovano in un rapporto di reciproca integrazione sempre più feconda: da un lato, con l’evoluzione tecnologica, il diritto penale si apre all’ingresso della scienza e, dall’altro, si assiste ad una sorta di processualizzazione del metodo scientifico, che passa attraverso il contraddittorio tra gli esperti e il vaglio giudiziale delle prospettazioni tecniche introdotte nel processo. È incontestabile, invero, che un sempre maggior numero di fatti rilevanti è oggi dimostrato mediante il ricorso a tecnologie complesse e sofisticate (tra cui spettrografia, stilometria, DNA test, Luminol, Stub, Bloodstain Pattern Analysis) ed alla prova scientifica, intesa come quella, di tipo critico o indiziario, che, partendo da un fatto dimostrato, utilizza una legge scientifica per accertare l’esistenza di un ulteriore fatto da provare.

In tale contesto si annidano due rischi: quello dell’assottigliamento del “senso comune”, cioè del repertorio di conoscenze dell’uomo medio che il giudice utilizza per reperire le regole dell’inferenza probatoria; e quello della inarrestabile importanza del ruolo dell’esperto, che finisce, nella sostanza, con l’accentrare su di sé tutti gli oneri della decisione. A tali rischi occorre contrapporre un antidoto, il cui rinvenimento passa attraverso lo sforzo di riportare la prova scientifica all’interno delle coordinate del processo, individuando, al momento per via esegetica, un assetto di regole che, pur rispettose della sua natura, abbiano la capacità di costruirne un identikit affidabile e prevedibile in tutte le rilevanti fasi della sua vita, quali quelle dell’ammissione, dell’acquisizione, della valutazione e della conservazione.

I relatori illustreranno i vari profili del tema, soffermandosi sui più recenti approdi interpretativi e sulle questioni controverse, anche al fine di favorire il successivo dibattito.

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Redazione Giurisprudenza Penale

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